Le piante pensano, reagiscono, ricordano, risolvono problemi complessi e hanno elaborato strategie sorprendenti di adattamento. «Le piante hanno molto da insegnarci, sono simbolo della modernità» – spiega Stefano Mancuso,direttore del LINV, il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze. «Possiamo costruire un futuro completamente nuovo imparando dalle piante a progettare computer, robot e reti migliori». Mentre il genere umano muove ancora i primi passi in un mondo dove ogni cosa è connessa, le piante hanno sviluppato un’intelligenza di rete, distribuita e senza un centro di comando per interagire con l’ambiente che le circonda. E lo fanno da qualche miliardo di anni, da quando cioè i primi organismi unicellulari cominciarono attraverso la fotosintesi a trasformare la luce del Sole in energia chimica. L’idea che le piante siano esseri passivi, completamente privi di capacità di comunicazione, calcolo e comportamento, è un pregiudizio ancora molto radicato anche all’interno della comunità scientifica. Tuttavia, lo stesso Charles Darwin dimostrò che le piante erano all’apice della loro catena evolutiva. Le piante possiedono migliaia di apici radicali, ciascuno dei quali è dotato di un proprio centro di calcolo autonomo, se così lo possiamo chiamare. La natura invisibile, silenziosa e apparentemente immobile delle piante se osservata al microscopio elettronico ci svela un universo di fantastica perfezione.

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