Ortobioattivo news

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I N D I C E

Luca  Mercalli     Presentazione

Marina  Clauser,  Andrea  Battiata      Introduzione

IDEE E RIFLESSIONI

Nara Marrucci      Comunicare la sostenibilità nel giardino

Patrizia Gentilini   Meglio vivere in un verde senza veleni: ecco perché

Giuseppe Altieri  Agroecologia rurale e urbana tra diritti dei Cittadini e doveri delle Istituzioni

Andrea Battiata     Per nutrire il pianeta in modo sostenibile è necessario ripristinare la vita del suolo

Lucia Bacciottini    Potere nutraceutico di frutta e verdura

Marco Cei    Crescere con le piante Healing gardens

Dario Boldrini    Orti planetari: orti urbani del Terzo Paesaggio

Marco Cei   Appartenere ai fiori di campo

Giovanni Petrini    CSA- Nuovi modelli di mercato per la sostenibilità economica dell’agricoltura virtuosa a vantaggio della salute dei consumatori

Gianni Pavan   Il paesaggio sonoro di orti e giardini

Tommaso Turchi   Il popolo dei Custodi di Semi

TECNICHE

Andrea Battiata     Coltivare la “resilienza” nella coltivazione delle piante alle condizioni climatiche estreme

Andrea Battiata     Ortobioattivo.  Agricoltura organica-rigenerativa e produzione di cibo bioattivo, nutraceutico

Francesco Croci    Lotta biologica ai parassiti. L’Orto botanico di Firenze come esempio da riprodurre acasa

Domenico Prisa    Effective Microorganisms (EM), tra scienza e quotidianità

Elena Anna Liberati Angotti      I fermentati

Paolo Gullino, Sofia Cerrano    Piante innovative per un giardino consapevole

Cecilia Lucchesi    Il giardino senza irrigazione

Luca Baldini    Apicoltura urbana

Antonio Di Giovanni     Il rapporto fungo pianta: la simbiosi micorrizica

Francesco Croci    Le consociazioni: biodiversità vegetale utile all’orto e agli insetti utili

Paolo Agnelli      Il miglior approccio antizanzara: i consigli dei biologi

Marina Clauser, Bruno Foggi     Arbusti attrattivi per la fauna

Tommaso Turchi    Orto sul balcone

Luciano Di Fazio    Il diserbo a basso impatto ambientale sulle superfici dure di parchi e giardini

ESPERIENZE

Agathe Lassner           Incredibili Commestibili

Giacomo Salizzoni  Orti Dipinti, un esempio di Community Garden

Giulia Toscani, Marco Carlino, Afro Carpentieri, Francesca Guarascio       Un giardino per il cambiamento climatico

Annalisa Rolfo     ConTOorto: un progetto di permacultura urbana nei margini

Haifa Alsakkaf   I bambini giardinieri. Un progetto didattico per gli alunni delle Scuole PieFiorentine

Ornella Musoni   Orto bioattivo “ORTOBimbo” nella scuola dell’Infanzia Giotto di Firenze

Marco Berretti   MatteOrti: esperienze di Orticoltura Didattica all’Istituto Comprensivo Poliziano di Firenze

Dario Boldrini   Seminaria: orti e giardini planetari

Andrea Giolitti   Alla scoperta del Giardino SottoVico

Andrea Battiata      Dacci oggi il nostro pane quotidiano: un esempio attuale di resilienza alimentare

Isabella Devetta     Le piante spontanee nel giardino di casa

Franco Bagnoli, Giovanna Pacini    Lo Sportello della Scienza dell’Università di Firenze: dai Caffè-Scienza agli orti urbani

Appendice

Luciano Lepri: Precauzioni per realizzare e coltivare orti e giardini sostenibili senza incorrere in sgradite sorprese

Charles Darwin: La formazione della terra vegetale per l’azione dei lombrici con osservazioni intorno ai loro costumi

Luca  Mercalli     Presentazione

Girolamo Azzi, Giovanni Haussmann, Alfonso Draghetti… chi si ricorda più di questi  giganti della scienza agronomica, pionieri dell’agroecologia italiana e mondiale?

 Invasi nel secondo dopoguerra da un’aggressiva e totalizzante meccanizzazione agricola e dapesanti iniezioni di chimica di sintesi, i nostri agricoltori e i nostri docenti si sono dimenticati i sani principi scientifici ed etici che guidavano quelle menti e hanno optato per una rivoluzione verde più facile e rapida dei sottili ragionamenti e delle acute osservazioni che necessitano le pratiche agricole sostenibili.

Ora tutto ciò lentamente ritorna, spinto dall’inedita e immane crisi climatica e ambientale che quelle stesse tecnologie hanno scatenato. Nulla di nuovo, lo si sapeva che sarebbe finita così, tant’è che proprio Haussmann osservava “Che nesso può esserci tra la scoperta progressiva delle leggi della natura e la degradazione della natura stessa, anche quella degli scopritori ?”.

 L’agroecologia è uno dei possibili argini a questa degradazione, ma deve diventare non solo una tecnica di nicchia per pochi, bensì una prassi il più possibile estesa a tuttii livelli, tanto a scala domestica come a scala industriale.

Ce la faremo? Queste pagine provano a gettare un seme,speriamo che germini..

Introduzione      Marina Clauser e Andrea Battiata

Sostenibilità: parola vuota o troppo ricca disignificati?“[…] sta diventando sempre più evidente che i problemi cruciali del nostro tempo – energia, ambiente, cambiamento climatico,sicurezza alimentare, sicurezza finanziaria – non possono essere studiati e capiti separatamente, in quanto sono problemi sistemici, vale a dire sono tutti interconnessi e interdipendenti” (Fritjof Caprae Hazel Henderson, Crescita qualitativa. Per un’economia ecologicamente sostenibile e socialmente equa, Aboca, 2009).La sostenibilità riguarda quindi numerosissimi aspetti della vita della popolazione mondiale; basti pensare che l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritta nel 2015 da 193 paesimembri dell’ONU, prevede 17 obiettivi per un totale di 169 traguardi (https://www.unric.org/it/agenda-2030) da raggiungere entro il 2030.

Questa parola – sostenibilità – così ricca di riferimenti, non ci deve spaventare, anzi, ci deve far sentire coinvolti poiché riguarda tutti noi e tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa per restituirle il pieno significato: e ciò è possibile prima di tutto informandosi per diventare consapevoli, e poi sperimentando e applicando buone pratiche, condividendo esperienze e educando. Inoltre, come ci ricordano ancora Capra e Henderson “L’evoluzione non è più concepita come una lotta competitiva per l’esistenza, ma semmai come una coreografia collettiva in cui le forze trainanti sono la creatività e la costante introduzione di innovazione”.

Da dove cominciare?       

Orti, giardini e balconi ci offrono un’ottima possibilità per fare la nostra parte nel cambiamento. Coltivare  è un atto culturale, e coltivare un orto o un giardino è la massima espressione della cultura agronomica sviluppata dall’uomo. La varietàdelle famiglie botaniche, ad esempio degli ortaggi, che è possibile coltivare è impressionante: liliacee, solanacee, ombrellifere, composite, lamiacee, brassicacee, cucurbitacee, leguminose, chenopodiacee, poligonacee. Alcune sono forti consumatrici di fertilità, altre al contrario arricchiscono il terreno, molte preferiscono il pieno sole, mentre altre la mezza ombra: conciliare le diverse esigenze è come ripercorrere l’intera tecnica agronomica in tempi e spazi ridotti, come appunto sono normalmente gli orti. A differenza di altre colture, gli ortaggi richiedono cura costantedurante tutto l’anno e producono ininterrottamente per tutto l’anno. Così come richiede attenzione continua il giardino, ricco di specie e varietà dalle esigenze diverse, dai tempi di fioritura scalati nel tempo, con la continua competizione con le infestanti. Orti e giardini richiedono un’interazione attiva e costante con gli eventi atmosferici e con le condizioni del terreno e ogni giorno, ogni stagione, ogni anno non è mai uguale a se stesso.È un esercizio affascinante quello di misurarsi con queste realtà.

Orti o giardini?

Orti e giardini non sono realtà così lontane una dall’altra, come può sembrare, anzi, sono strettamente legate fin dall’antichità: è un fatto che le conoscenze agronomiche sviluppate per il sostentamento, siano state nel passato la base per la costruzione dei giardini a valenza estetica. E in questo libro sono numerosi gli argomenti che valgono sia per gli orti sia per i giardini e che si ispirano all’agroecologia: ottimizzazione della vita microbica e quindi della fertilità del suolo, controllo biologico di infestanti, delle patologie e delle zanzare, risparmio idrico, sviluppodel rapporto fra piante e animali, consociazioni, conservazione della biodiversità, pacciamatura, non lavorazione del suolo sono azioni alla portata di tutti, sia che coltiviamo ortaggi, sia che curiamo giardini o balconi per il loro valore ornamentale.

Oltre ad applicare buone pratiche, ognuno di noi può, tramite gli orti, i giardini e i balconi (che in realtà sono un’ottima sintesi fra orti e giardini),  assolvere un’azione educativa e diffondere idee, condividere esperienze, coinvolgere altre persone nel processo virtuoso dell’educazione alla sostenibilità, anche percorrendo nuove strade di disseminazione delle conoscenze come i caffè-scienza.

Ed è bello vedere come sia variegata la realtà legata all’orticoltura e al giardinaggio sostenibili e le diverse declinazioni che possono avere localmente, come ad esempio i giardini nati per i cambiamenti climatici.

Un orto-giardino particolare:    
l’Orto botanico di Firenze

L’Orto botanico di Firenze “Giardino dei Semplici”,facente parte del Sistema Museale di Ateneo (https://www.msn.unifi.it/cmpro-v-p-244.html), bene esprime la sintesi fra orto e giardino grazie alle numerose collezioni di piante utili e ornamentali. Come tutti gli Orti botanici del mondo, anche quello di Firenze persegue, oltre alle finalità della ricerca scientifica e della conservazione della biodiversità, anche quelle di educazione e diffusione di idee, con un’attenzione particolare alla sostenibilità (Marina Clauser e Pietro Pavone, Orti botanici, eccellenze italiane, Nuove Direzioni, 2016 http://www.nuovedirezioni.it/dettagli_pubblicazione2.asp?id=9).

L’Orto botanico di Firenze da anni lavora per eliminare gli agrochimici dalle coltivazioni e ha attivato un progetto di lotta biologica alle infestanti e alle patologie con ottimi risultati. Inoltre, nell’esperienza dell’Orto botanico di Firenze, ha un ruolo di primaria importanza, soprattutto per gli aspetti comunicativi e educativi, l’area dedicata alle piante alimentari. Oltre alle specie spontanee commestibili, alle progenitrici selvatiche delle moderne varietà alimentari, ai frutti poco conosciuti, un orto realizzato secondo i principi dell’Ortobioattivo ci permette, da qualche anno, d’incontrare tante persone desiderose di mettersi in gioco, documentarsi e rimboccarsi le maniche per allestire poi un pezzo di orto o giardino sostenibili a casa propria.

Così, insieme con questo popolo molto motivato, abbiamo imparato a usarei microrganismi effettivi e le micorrize, a fare il compost di lombrico, i fermentati e altri biostimolanti che aumentano la fertilità del suolo e la resistenza delle piante alle patologie; abbiamo imparato ad avere alte produzioni di ortaggi senza ricorrere ad alcuna sostanza chimica; abbiamo toccato con mano quanto sia importante la consociazione fra piante diverse, la pacciamatura e la non lavorazione del suolo; abbiamo imparato a non estirpare le malerbe, ma a tagliarle al colletto lasciando preziosa sostanza organica nel suolo. Il tutto con pochissima fatica, visto che i nostri ortibioattivi sono rialzati e non devono essere lavorati. E abbiamo avuto la conferma che chi si avvicina al giardinaggio sostenibile in genere è una persona che mette in pratica delle tecniche già collaudate, ma che vuole lasciare spazio alla sperimentazione personale, una persona che studia sui libri, ma che condivide con altri le esperienze pratiche, che non si accontenta d’informarsi, ma ricerca occasioni di crescita culturale. È proprio pensando a queste persone che è stato concepito il libro su orti e giardini sostenibili.

Biodiversità alla portata di tutti

La sostenibilità è anche strettamente legata con la biodiversità, e chi si occupa di giardinaggio sostenibile non può ignorare, ad esempio, il problema delle invasive aliene (https://www.iucn.org/theme) e il loro impatto sugli ecosistemi terrestri e acquatici (obiettivo 15.8 dell’Agenda 2030);   così chi usa le gambusie, piccoli pesci di origine americana voraci di larve di zanzare, deve sapere che possono essere usate solo in acque controllate e non in spazi naturali dato il loro potenziale invasivo (http://www2.units.it/lontra/invasive/index.html; http://www.lifeasap.eu/index.php/it/progetto/progetto-asap);

chi vuole arricchire il giardino con specie attrattive per le farfalle, può scegliere fra tante specie erbacee e arbustive autoctone o varietà coltivate e non usare Buddleia davidii, originaria della Cina, importata in Europa come ornamentale alla fine dell’Ottocento e che, grazie all’adattabilità a qualsiasi suolo, alla tolleranza al freddo, alla crescita rapida e all’alta produzione di semi, sta diventando seriamente invasiva (http://sweb01.dbv.uniroma1.it/cirbfep/pubblicazioni/pdf/flora_alloctona.pdf);   chi si appassiona ai tanti usi innovativi delle opuntie (frale quali i veri e propri fichi d’India), deve sapere che alcune specie sono considerate fra le cento più pericolose al mondo per invasività.

Coltivare in modo sostenibile significa quindi prediligere specie autoctone rispetto alle esotiche, per avere oltretutto giardini a minore manutenzione. Significa anche ampliare la scelta di piante coltivate sia nel giardino per superare la banalità di aiuole sempre uguali, sia nell’orto per diffondere nuove possibilità nutritive. Sappiamo che a livello mondiale solo tre piante – riso, mais, grano – soddisfano il 60% dell’apporto calorico dato dalle piante alimentari, ma nel nostro piccolo possiamo aumentare la ricchezza della dieta quotidiana con antiche varietà, specie selvatiche commestibili, ortaggi poco conosciuti che diventano innovativi: e lo possiamo fare traendo ispirazione dalle attività degli Orti botanici – vere e proprie finestre sulla biodiversità –, o interagendo con l’opera capillare dei Seed Savers e di chi recupera antiche varietà ormai dimenticate. Inoltre, la resilienza agli eventi climatici estremi è strettamente legata alla diversità agricola,  che è una peculiarità dell’agroecologia, come sostengono Fritjof Capra e Anna Lappé (Agricoltura e cambiamento climatico, Aboca, 2016).

L’osservazione come strumentodi consapevolezza

Dalla nascita dell’agricoltura, stimata circa tredicimila anni addietro, a poco più di cento anni fa, l’uomo ha progredito nella selezione dei semi, degli alberi e nell’addomesticare gli animali usando uno strumento preziosissimo, insito nella natura umana: l’osservazione sistematica dei fenomeni naturali. L’osservazione si configura come uno dei cardini fondanti dell’evoluzione umana. Non èun semplice strumento “preconfezionato” e già pronto per l’uso, che possiamo scegliere di utilizzare oppure sostituire con uno più adeguato: consta di un insieme di gesti, metodologie, strumenti messi in atto e fatti propri affinché si acquisisca un“atteggiamento di fondo”; esso è diventato parte integrante del modo di agire degli uomini dagli inizi dell’agricoltura, costituendosi quale elemento basilare della competenza tecnico-agricola.

Recuperare l’uso sistematico dell’osservazione delle piante, del terreno e di tutti i fenomeni naturali è la base per capire la sostenibilità ambientale e l’Ecologia Profonda della Terra (Fritjof Capra e PierLuigi Luisi, Vita e Natura – una visione sistemica,Aboca, 2014). Uno sguardo attento a quello che ci circonda, la consapevolezza del benessere che si può trarre dall’orto e dal giardino e che l’imperfezione può essere un valore, come ribadito più avanti, ci vengono spiegati anche da Pia Pera, grande donna e grande giardiniera che nei suoi libri ha divulgato conoscenze orticole, ambientali, botaniche senza mai dimenticare l’aspetto della bellezza:“[…] Sono belli i rovi e infestanti.[…] Così, armata di forcone e carretta, con gli stivali di gomma per il gran bagnato, passo la mattinata a caccia di rovi. […]. C’è chi, nella fretta del lavoro, per riuscire a pulire tutto il podere in giornata, nemmeno le guarda, le piante strappate, le ammucchia come altrettante vittime di un genocidio. Così va perduta tanta bellezza. A fermarsi e degnarlo di uno sguardo, ogni getto di rovo ha un suo incanto struggente: il disegno minuzioso delle foglie, l’eleganza della spina appena ricurva, la tavolozza di rossi verdi e bruni. Il ragazzo di bottega d’un pittore d’altri tempi se ne sarebbe servito, di quella carrettata di more estirpate, per macerarci il nero di rovo, uno dei neri più belli, opaco e buio e fuligginoso. Tante cose si potrebbero fare con quello che cresce nei campi, eppure non se ne fa quasi nulla. Nemmeno ci si ferma a godere lo spettacolo (L’orto di un perdigiorno, Ponte alle Grazie, 2003).

Il valore del verde

Ogni metro quadro di verde è utile, soprattutto in contesto urbano, dove gli inquinanti sono concause aggravanti per la salute: da qui l’invito a coltivare orti e giardini ovunque sia possibile, facendo ovviamente attenzione a non avvicinarsi a fonti di inquinamento del suolo e delle acque.

Le piante hanno una funzione termoregolatrice del microclima, assorbono anidride carbonica e forniscono ossigeno, trattengono polveri sottili, possono formare barriere antirumore, frangivento, ma hanno anche una grande funzione sul benessere tramite la parte estetica e ricreativa e vengono incontro al nostro bisogno di riconciliarci con la natura. Se poi sappiamo ascoltare i paesaggi sonori avremo un’ulteriore possibilità di avvicinarci alla natura e trarne beneficio. Ci piace ricordare anche l’esperienza dell’architetto svedese Roger Ulrich che ha volto il suo lavoro nell’edilizia sanitaria secondo un principio fondamentale e comprovato da evidenze statistiche: “La vista della natura, di un bosco o di un giardino, riduce lo stress di un paziente, ne accelera la guarigione, e, di conseguenza, taglia i costi della degenza sia in termini di utilizzo di farmaci, sia considerando i tempi del ricovero” (Premio 2012 “Il monito del Giardino” https://www.ilmonitodelgiardino.it/edizioni/edizione-2012-il-potere-degli-alberi/).

Ma il verde ha anche valore economico: Nalini Nadkarni, studiosa americana delle chiome degli alberi, ci informa che, per esempio, gli alberi delle strade di New York nella prima decade del 2000 hanno dato un contributo annuale di circa 122 milioni di dollari (con l’assorbimento di anidride carbonica e con la funzione di termoregolazione, per esempio), come se ogni newyorkese ricevesse 5,6 dollari di guadagno per ogni dollaro speso in alberi (Tra la terra e il cielo, Elliot Edizioni, 2010). Oltre le motivazioni estetiche, ricreative e spirituali, esiste quindi anche la motivazione economica per avere più piante e prendersene cura.

Orti e giardini fanno bene anche a chi ha fragilità e disabilità: il contatto con la natura, il lavoro manuale, la soddisfazione del raccolto sono elementi importanti dei giardini terapeutici e sociali che si vanno diffondendo sempre di più con risultati commoventi ed esportabili in contesti diversi, come raccontato nel libro.

Un altro aspetto benefico di orti e giardini ci è descritto bene da Renato Bruni, docente all’Università di Parma: […] seguire un giardino o un orto fa bene alla salute del corpo e della mente, sia del singolo sia della comunità. Chi li cura regolarmente e in misura minore anche tutti quelli che ne usufruiscono per mera vicinanza presentano, infatti, una migliore salute mentale, un minor rischio di depressione, praticano più attività fisica e hanno una vita sociale più soddisfacente, come hanno evidenziato diversi studi. Studi che hanno però mostrato come anche in questo caso lo stile di conduzione abbia un peso rilevante e che non basti essere proprietari di un giardino per raccoglierne i frutti; è emerso, infatti, che i giardinieri con una forte identità ambientale godono di maggiori benefici a livello psicologico assicurando al contempo maggiori ritorni per la collettività, soprattutto se ospitano alberi nei loro possedimenti (Le piante son brutte bestie. La scienza ingiardino. Codice edizioni, 2017).

Agricoltura urbana

È un fenomeno sempre più diffuso, quello degli orti urbani che utilizzano spesso aree poco estese, ma che generano processi virtuosi di condivisione; e questo fenomeno rende le città più verdi e vivibili. Anche La FAO, a livello mondiale, promuove i “micro-gardens” (http://www.fao.org/ag/agp/greenercities/en/microgardens/index.html), facili dacoltivare per tutti – anche da bambini e da persone con disabilità –, adattabili ai contesti più vari, anche dove non c’è terreno disponibile, grazie alle infinite soluzioni di contenitori alternativi e ai substrati più svariati reperibili localmente (es. fibra dicocco, gusci di arachidi). Per invitare a questa forma di autoproduzione orticola, la FAO riporta unsuo studio secondo il quale 1 m2 di orto – che sia vaso o suolo – può produrre 200 pomodori (30 kg)in un anno, 36 cespi di lattuga ogni 60 giorni, 10 cavoli ogni 90 giorni, 100 cipolle ogni 120 giorni. E, in città, una delle esperienze più meritevoli riguardanti la coltivazione, è costituita dagli orti nelle scuole: talvolta è sorprendente vedere comei bambini rispondono e come s’impegnano nelle attività manuali che restituiscono loro il senso della stagionalità, del lavoro fisico, dei cicli vitali delle piante, della vita del suolo; l’orto scolastico permette di capire quale processo c’è dietro un pomodoro, di acuire l’osservazione, di avere uno stretto rapporto con la terra, di vedere la trasformazione da fiore a frutto e di distinguere fra le diverse famiglie botaniche, fra annuali e perenni, fra erbe e arbusti e tanto altro ancora.

Altri esempi virtuosi, legati soprattutto al contesto cittadino e che possono essere esportati in altre realtà, sono gli Incredibili Commestibilie gli orti comunitari per incentivare la voglia di coltivare e raccogliere i prodotti condividendo con altri i propri sforzi, nonché gli orti urbani del Terzo Paesaggio e orti planetari. 

Imperfetto è bello

Il cambiamento avviene non solo applicando corrette buone pratiche, ma attraverso una nuova mentalità: il bello del giardino si può trovare non necessariamente nella precisione geometrica delle aiuole o nel prato all’inglese, ma negli accostamenti di erbe spontanee, nella costituzione di corridoi ecologici, nella mescolanza di piante utilie belle.

È importante accettare nell’orto e nel giardino qualche parassita, che il prato non sia verde smeraldo durante tutto l’anno, che qualche malerba nasca anche dove non avevamo pensato di averla. Come ci spiega Maria Gabriella Buccioli, che è comunque un’irriducibile esteta: “Mi rendo conto che agli inizi superare certi luoghi comuni può essere difficile, ma il pensare che rinunciando al prato perfettamente rasato, alle foglie raccolte (ed eliminate!) con meticolosità, al cespuglio potato a regola d’arte e alle aiuole autunnali perfettamente ripulite, si favorirà LA VITA, può aiutare.

Poco alla volta si riusciranno allora ad accettare le erbe vagabonde, le foglie ammucchiate, gli intrichi dei rami, gli steli e le teste secche dei fiori ormai a riposo. Si arriverà ascoprire che anche questo apparente disordine può avere una sua bellezza. […] Attraverso quello chevi racconterò della mia esperienza, capitolo dopo capitolo, spero proprio di riuscire a farvi capire che bellezza e rispetto della vita naturale, nel giardino, non sono in contraddizione” (Chiacchiere di giardinaggio insolito. A proposito di fiori, animali, erbe e(mal)erbe del mio giardino, Pendagron, 2010).

Informarsi, informarsi, informarsi

Se veniamo a sapere che 1/3 delle terre coltivate è dedicato alla produzione di mangimi per l’allevamento di bestiame, che oggi sono allevati 70 miliardi di animali, che sono necessari 15.000 l di acqua per ottenere 1 kg di carne, capiamo quanto anche i nostri gesti quotidiani abbiano un peso sugli equilibri ambientali, non solo localmente. E così, come possiamo ridurre il consumo di carne– che ha costi elevatissimi in termini ambientali e che ci viene sconsigliato anche da chi si occupa di salute –, altrettanto possiamo informarci sui diversi tipi di tecniche agricole per scegliere quelle più sostenibili che ci affrancano dai combustibili fossili, dall’eccesso di irrigazione, dal depauperamento della fertilità del suolo, come sperimentato dall’Ortobioattivo. Informarsi è quindi il punto di partenza per una consapevolezza ambientale, anche se non sempreè facile scoprire i costi ambientali nascosti;

Luca Mercalli (Il mio orto fra cielo e terra.  Appunti di meteorologia ed ecologia agraria per salvare clima e cavoli, Aboca, 2016) ci invita a riflettere per esempio sulla scelta fra seminare i propri ortaggi e comprare le piantine pronte per il trapianto: per queste ultime vanno considerati anche i costi ambientali dovuti al trasporto dai centri di produzione specializzati fino ai mercati e alla plastica per vasetti e imballi che costituiscono rifiuti difficilmente smaltibili.

Ed ecco allora la soluzione, come già accennato: autoprodursi i semi e scambiarli con gli altri. Sapere che il 35% della produzione agricola mondiale (più dell’80% delle specie coltivate in Europa) dipende dall’impollinazione di api, bombi,farfalle e che gli impollinatori sono vittime dei neonicotinoidi (Beti Piotto, Effetti del DDT, Nuove Direzioni 2018, 45: 28-33 http://www.nuovedirezioni.it/dett_numero_2.asp?id=45) e altri pesticidi immessi nell’ambiente per il controllo delle fitopatologie, ci farà riflettere una volta di più sull’importanza di cercare alternative all’agrochimica, alternative che si stanno sempre più affermando grazie a esperienze sul controllo biologico di parassiti, infestanti e zanzare, come ci viene descritto nel libro.

Idee e riflessioni ci possono aiutare ad approfondire e comunicare il concetto stesso di sostenibilità, la pericolosità dei pesticidi e i diritti dei cittadini, il legame fra cambiamenti climatici, degrado del suolo e salute delle persone, il valore  nutraceutico degli alimenti per diventare, oltreche un coltivatore-giardiniere consapevole, anche un consumatore critico. Ma è l’occasione anche per raccontare come la cittadinanza attiva possa incidere sulla produzione agricola sperimentando un nuovo modello di mercato. Informarsi è anche andare oltre i luoghi comuni: e anche fare il pane, non necessariamente solo con grani antichi, anzi!può essere un atto di resilienza.

Inoltre è molto importante conoscere la qualità di aria, acqua e suolo e prendere le necessarie precauzioni in caso di contaminazione o inquinamento per non incorrere in sgradite sorprese. 

Concludendo

Questo libro, senza la pretesa di essere esaustivo– non lo potrebbe mai essere una materia come questa! – si pone l’obiettivo di gettare dei semi di consapevolezza, di diffondere alcune buone pratiche colturali, di condividere esperienze virtuose e replicabili. Una prima parte – Idee e riflessioni –vuole approfondire i temi propri del giardinaggio sostenibile; la seconda – le Tecniche – entra nel merito delle buone pratiche applicabili a orti, giardinie balconi;  la terza – le Esperienze – riguarda testimonianze virtuose, molte delle quali replicabili in altri contesti. In fondo al libro troverete i contatti delle Autrici e degli Autori che possono essere interpellati per avere ulteriori chiarimenti.