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A chi finiscono davveroi fondi europei per l’agricoltura?






A chi finiscono i fondi europei per l’agricoltura? – Ortobioattivo

Ortobioattivo

Azienda Agricola · Bellosguardo, Firenze

Politica Agricola Comune · Analisi

A chi finiscono davvero
i fondi europei per l’agricoltura?

Oltre 387 miliardi di euro nel ciclo 2021–2027. Una cifra enorme, presentata come sostegno agli agricoltori europei. Ma chi li riceve davvero? I dati raccontano una storia molto diversa dalla narrazione ufficiale.

PAC 2023–2027Analisi datiGiugno 2026a cura di Ortobioattivo

387 Mld €Budget PAC 2021–2027

82%ai top 10% in Italia (2024)

1,15 Mldpagamenti diretti Italia 2024

−44%piccole aziende UE dal 2007

La promessa e la realtà

La Politica Agricola Comune (PAC) è la più antica e costosa politica dell’Unione Europea. Assorbe circa un terzo dell’intero bilancio comunitario e nasce con un obiettivo dichiarato nobile: garantire redditi equi agli agricoltori, tutelare le comunità rurali, proteggere l’ambiente. Nel ciclo 2021–2027 vengono stanziati 387 miliardi di euro, divisi tra pagamenti diretti agli agricoltori e fondi per lo sviluppo rurale.

La realtà, però, è ben diversa. Un rapporto di Greenpeace Europa pubblicato nel gennaio 2026, basato sull’analisi dei dati ufficiali di sei paesi europei (Italia, Germania, Francia, Spagna, Danimarca, Paesi Bassi), ha radiografato con precisione chirurgica dove finiscono queste risorse. Il risultato è scomodo: i fondi pubblici finanziamo in modo sproporzionato le aziende più grandi e i proprietari terrieri più ricchi, a scapito degli agricoltori che ne avrebbero davvero bisogno.

«I sussidi PAC alimentano non solo il degrado ecologico, ma anche le disuguaglianze. I fondi pubblici finiscono per arricchire grandi proprietari terrieri, aziende agricole industriali e società che investono nell’acquisto di terreni.»Greenpeace Europa, “Who CAPtures the ca$h?”, Gennaio 2026

I numeri che fanno discutere

I dati sono chiari e replicabili: il 20% dei beneficiari più ricchi riceve l’80% dei fondi PAC in tutta Europa. Ma scendendo nel dettaglio, le cifre diventano ancora più estreme.

82%

dei sussidi PAC in Italia nel 2024 va al 10% più benestante dei beneficiari

40%

dei fondi europei in alcuni paesi finisce all’1% dei beneficiari più ricchi

430k+

beneficiari italiani nel 2024: alla maggioranza arriva meno di 5.000 €/anno

95 Mln €

di fondi per il sostegno di base rimasti inutilizzati in Italia nel 2024 (dati AGEA)

In Italia, nel 2024, oltre 1,15 miliardi di euro in pagamenti diretti sono stati distribuiti tra più di 430.000 beneficiari. La Puglia è stata la regione che ha ricevuto di più (oltre 330 milioni), seguita da Sicilia (244 milioni) e Lazio (114 milioni). Il meccanismo centrale — il sostegno di base al reddito (BISS) — funziona su base ettariale: più terra controlli, più fondi ricevi. Un sistema semplice ed elegante nel suo premiare chi ha già.

Chi si intasca la PAC: i casi italiani

Il rapporto Greenpeace non si ferma alle statistiche aggregate. Nomina i beneficiari. In Italia, i nomi che emergono non sono quelli di famiglie contadine in difficoltà.

SoggettoNaturaFondi PAC ricevutiNota
BF Spa (Bonifiche Ferraresi)Maggior proprietario terriero d’ItaliaMilioni €/annoTra stakeholder: ENI, Intesa Sanpaolo, CDP
GenagricolaRamo agricolo del Gruppo Generali> 2 Mln €/anno (2021); 15 Mln+ nel 2015–2021Compagnia assicurativa, 14.000 ha
Consorzi Agrari d’Italia (CAI)Divisione di BF SpaRilevante (non disaggregato)Attività con Leonardo ed ENI
Piccola azienda familiare <5 haAgricoltore tradizionale< 5.000 €/annoMaggioranza numerica beneficiari

La logica è brutale nella sua semplicità: i pagamenti PAC sono proporzionali agli ettari coltivati. Chi ha 10.000 ettari riceve 2.000 volte più di chi ne ha 5. Non importa se l’agricoltura praticata è sostenibile o devastante per l’ecosistema. Non importa se si tratta di una famiglia che vive della terra da generazioni o di una holding finanziaria che ha comprato i campi come asset. Il sussidio arriva uguale — anzi, proporzionalmente maggiore.


Il “verde” che non c’è: eco-schemi svuotati

La PAC 2023–2027 è stata presentata come una svolta ecologica. Introduce gli eco-schemi: premi aggiuntivi per chi adotta pratiche sostenibili come il pascolo estensivo, la semina senza aratura, la riduzione dei fitofarmaci. Sulla carta, un segnale positivo.

Nella pratica, due riforme consecutive di “semplificazione” — adottate nel maggio 2024 e concordate nel novembre 2025 — hanno fortemente indebolito l’architettura verde della PAC, riducendo o eliminando numerosi requisiti ambientali per i beneficiari. Tagliare i requisiti verdi rende il modello per-ettaro ancora più iniquo: chi riceve di più non deve nemmeno rispettare standard ambientali significativi.

«Tra il 2007 e il 2022, l’UE ha perso quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni — un calo del 44%. Nel frattempo, il numero delle grandi aziende agricole è aumentato di oltre la metà.»Greenpeace Europa / Analisi strutturale PAC, 2026

Il paradosso: i fondi inutilizzati

C’è un dettaglio quasi surreale in questa storia. Nel maggio 2025, una circolare dell’AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) ha rivelato che nel 2024 oltre 95 milioni di euro di fondi previsti per il sostegno di base sono rimasti inutilizzati. Soldi stanziati per gli agricoltori che nessun agricoltore ha ritirato — probabilmente perché la burocrazia PAC è così complessa che le piccole aziende non riescono ad accedervi, mentre le grandi hanno uffici dedicati alla domanda di contributi.

Il risultato: chi ne avrebbe più bisogno non riesce a ottenerli; chi ne avrebbe meno bisogno li ottiene in modo sproporzionato.

La prospettiva del Metodo Bioattivo

Ortobioattivo è un’azienda di 5 ettari. Nel sistema PAC attuale, questo significa ricevere — nel migliore dei casi — qualche centinaio di euro in pagamenti diretti, mentre holding finanziarie con migliaia di ettari incassano milioni.

Eppure il valore prodotto da un’azienda come Ortobioattivo è strutturalmente invisibile alla contabilità PAC:

  • Costruzione attiva di biodiversità del suolo (BSF index, misurato)
  • Sequestro di carbonio attraverso vermicompost e biochar
  • Zero input sintetici, zero lisciviazione di nitrati nelle falde
  • Nutrizione densa: dati clinici OBA.NUTRA.FOOD (–48,7% impatto GI)
  • Filiera corta CSA: zero food miles, zero packaging, zero intermediari
  • Formazione e trasmissione del sapere agroecologico

Nessuno di questi valori viene remunerato dalla PAC. La riforma 2028–2034 sarà l’occasione — forse l’ultima — per ribaltare questa logica e costruire un sistema che paghi i servizi ecosistemici reali invece della superficie posseduta.

La riforma che serve: 2028–2034

Il dibattito politico sulla prossima PAC è già aperto. La Commissione Europea ha istituito un Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura, che ha riunito sindacati agricoli, industria agroalimentare, società civile e accademia. La conclusione unanime: serve una distribuzione più equa e orientata ai risultati ecologici.

Le direzioni che emergono dal dibattito europeo più avanzato puntano a:

Tetti

Massimale ai pagamenti per singolo beneficiario, indipendentemente dalla dimensione fondiaria

Servizi

Pagare i servizi ecosistemici documentati: biodiversità, sequestro carbonio, qualità idrica

Piccole

Redistribuzione verso le aziende di piccola e media scala, cuore della sicurezza alimentare locale

Giovani

Premi rafforzati per il ricambio generazionale e l’insediamento di nuovi agricoltori agroecologici

Conclusione: il denaro pubblico ha un’etica

I fondi PAC non sono soldi caduti dal cielo. Sono risorse fiscali di 450 milioni di cittadini europei, prelevate con l’obiettivo dichiarato di sostenere l’agricoltura e l’ambiente. Quando il 10% dei beneficiari più ricchi intasca l’82% di queste risorse — in Italia — mentre piccole aziende biologiche certificate, aziende CSA, giovani agricoltori agroecologici ricevono briciole o nulla, non è un problema tecnico. È una scelta politica.

La narrazione dominante vuole la PAC come “sostegno agli agricoltori”. I dati raccontano un’altra storia: è un trasferimento di ricchezza dai contribuenti ai grandi proprietari terrieri e alle holding agrofinanziarie. Con contorno di requisiti ambientali progressivamente svuotati.

Il 2028 è vicino. La finestra per riformare questo sistema è aperta. Chi produce cibo buono, pulito e giusto merita di essere al centro della politica agricola — non al suo margine. Ortobioattivo · Azienda Agricola Certificata · Bellosguardo, Firenze
Metodo Bioattivo® — Agricoltura Rigenerativa dal 2014
Fonti: Greenpeace Europa “Who CAPtures the ca$h?” (gen. 2026) · AGEA Circolare 2025 · Europa.today.it · Il Post · Commissione Europea PAC 2023–2027