Che cosa succederebbe se il criterio per stabilire la convenienza di coltivare una coltura nell’azienda agricola fosse la conoscenza del contenuto di fitonutrienti (minerali, vitamine e sostanze bioattive – nutraceutiche) dei prodotti agricoli, piuttosto che la quantità prodotta per ettaro?

Agricoltori che coltivano colture ad alto contenuto di sostanze bioattive possono spuntare un prezzo più elevato perché il cibo prodotto è di maggior valore in termini nutritivi,  i consumatori inoltre possono beneficiare di molti vantaggi per la  loro salute  dal consumo di alimenti naturalmente nutrienti. Questo potrebbe sembrare un sogno;  per me si tratta di una visione e una passione a cui lavoro quotidianamente ormai da quasi 10 anni.

Sorprendentemente tutto è cominciato con una semplice decisione pragmatica: essendo diventato vegetariano (flessibile) volevo solo mangiare ortaggi di qualità migliore.

Ho ricominciato a studiare su come si potesse coltivare nel migliore dei modi e poi a leggere libri, a frequentare seminari on line, a fare domande a coltivatori anziani. Stavo cercando di approfondire come un sistema biologico semplice e naturale potesse produrre alimenti ad alto valore nutritivo, bioattivi e proattivi per la nostra salute. Dopo questa ricerca ho iniziato ad applicare ciò che avevo imparato ed intuito.

Quando ho iniziato a fare questo  ero ancora un agronomo che si dibatteva nella lotta contro le elevate manifestazioni di malattie nelle colture . Mi sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo quadro: terreno poco fertile,  pianta debole e facilmente attaccabile dai parassiti  e ortaggi con qualità nutrizionali scadenti.

Così ho iniziato la ricerca di un sistema agronomico che si ispirasse ai processi bio-pedogenetici naturali di un bosco, anzi di una foresta e fra le foreste quella pluviale.

La mia esperienza di vivaista mi ha aiutato da subito a pensare ad una coltivazione fuori terra, in contenitori grandi dove riprodurre appunto un profilo del suolo simile a quello della foresta.

Mi sono reso conto di dover agire su quattro livelli: struttura del terreno e sua qualità, presenza di un’ampia gamma di minerali, presenza di sostanza organica e di humus, alta presenza di mix microbiologici attivi; il tutto reso in una forma autorigenerante, appunto come in una foresta pluviale.

Sono così passato all’uso di terre vulcaniche, di humus di lombrico, di cippati compostati, di polvere di roccia, di consorzi microbiologici e di preparati EM ; poi ho profondamente ripensato ai metodi di gestione (coltivazione biointensiva), al monitoraggio e alle pratiche per attivare tutta questa “fertilità”.

Qualità e non solo Quantità  – Poichè facevo parte di un processo produttivo agricolo, diventava chiaro per me che l’obiettivo dell’agricoltura doveva essere la qualità della produzione e non solo la quantità. 

Pochi Agronomi in realtà parlano di come produrre per la qualità degli alimenti e pochi si concentrano su come raggiungere questo obiettivo. Per ottenere questa qualità ho trovato che ci sono principi di base che simulano il modo in cui i sistemi biologici naturali operano:  l’interazione suolo-microbiologia poteva essere la chiave di lettura.

Quando ho davvero iniziato a mettere insieme tutti questi fattori , ho scoperto che era notevolmente più facile la coltivazione degli ortaggi, della frutta e dell’oliveto. Inoltre si era ridotta in modo significativo la presenza di parassiti e malattie nelle  coltivazioni.

Anche i rendimenti quantitativi possono essere molto più elevati di quelli  dell’agricoltura dipendente dalla chimica. Il sapore degli alimenti è più marcato  ed è incredibile come ciò possa essere ottenuto attraverso pratiche di fertilità naturale e di gestione organica-rigenerativa del terreno.

Per quanto riguarda il sapore, certamente non siamo i soli nella constatazione che le colture ad alta resa di sostanze bioattive-nutraceutiche hanno un gusto decisamente migliore. Alcuni dei migliori Chef iniziano a chiederci ortaggi bioattivi-nutraceutici e vogliono cucinare solo con ingredienti che posseggono queste qualità.

Stiamo parlando di un sistema biologico vivente.

La vera essenza di quello che stiamo cercando di fare è rimuovere i fattori che limitano il nostro sistema agronomico.

Se assumiamo che il potenziale genetico delle  colture agrarie è di gran lunga superiore a ciò che normalmente constatiamo nelle colture industriali, ed è quello che i genetisti dicono, allora il nostro obiettivo è quello di eliminare i fattori negativi che impediscono alle piante di realizzare il loro pieno potenziale.

Se ragioniamo da questo punto di vista, abbiamo bisogno di parlare di minerali, di microbiologia, di uso dell’acqua, della non lavorazione del terreno e della struttura stessa del terreno. Quello che stiamo cercando di fare è di determinare quali sono gli ostacoli e i fattori limitanti, aiutare altri agricoltori a capire e dare ai consumatori gli strumenti per affrontare un’alimentazione consapevole.

Penso che la parte meravigliosa del “Metodo per una Agricoltura che produce Cibo Bioattivo-Nutraceutico” da noi definito “Orto Bioattivo”,  è che si impara a leggere davvero il sistema naturale della vita delle piante e che il consumatore diventa parte integrante del meccanismo biologico circolare che la natura ci insegna col suo esempio.

Pur conducendo questa ricerca abbastanza in solitudine, siamo collegati con altri agricoltori e organizzazioni che affrontano percorsi simili e condividono i concetti fondamentali dell’”Orto Bioattivo”.

Un esempio di grande valore è Remineralize The Eart : una organizzazione non-profit che assiste il movimento mondiale di remineralizzazione dei terreni con polvere di roccia, minerali del mare e altri mezzi naturali e sostenibili allo scopo di aumentare la crescita delle piante, la salute del terreno e il valore nutritivo degli alimenti.

Mentre lavoriamo a questi progetti stiamo costituendo un’organizzazione non-profit, con l’idea di istituire una certificazione per una agricoltura che produca cibo bioattivo-nutraceutico. E’ già iniziata un’azione di aiuto e di sostegno alle aziende che decidono di creare alimenti bioattivi-nutraceutici nel rispetto del ciclo naturale dell’ambiente, offrendo al consumatore un prodotto di eccellenza, curato in tutte le fasi di produzione, trasformazione e commercializzazione. Sarà un’assoluta novità a fronte dello stato di inadeguatezza e carenza  della certificazione attuale che troppo spesso premia la burocrazia a discapito della qualità e altrettanto spesso diventa strumento di riciclo di prodotti da agricoltura industriale .

Ortobioattivo 2018

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